Storia...
Può sembrare strano, ma per diventare putiaro D.O.C. bisogna studiare…e non poco. Lo studio di cui sto parlando è quello delle tradizioni e della storia di un popolo che ha traslato la propria conoscenza nelle arti e ne ha tramandato le tradizioni nel corso del tempo. Accade così che l’arte dolciaria siciliana affondi le sue radici nei secoli passati fino a giungere al medioevo. In tal periodo gli strumenti e l’arte della panificazione erano a vantaggio per lo più dei monasteri che si distinguevano gli uni dagli altri per la realizzazione unici. La frutta Martorana ne è un classico e facile esempio in quanto prodotto del convento della Martorana a Palermo realizzati grazie alla pregiata lavorazione di ingredienti quali lo zucchero e la mandorla.
La pasta di mandorle viene detta anche pasta reale e si confeziona con mandorle sbucciate, raffinata con zucchero, essenza di limone e vaniglia per poi darle le forme dei più vari frutti. Secondo la leggenda, l’aggettivo -reale- si fa risalire al tempo di Ferdinando, re delle Due Sicilie, al quale vennero offerti dolci, pupi di zucchero e frutta Martorana che allora erano proibiti: si tramanda che da quel momento in poi i Siciliani appresero l’arte di confezionare e consumare queste produzioni tipiche.
A questa leggenda si affianca ovviamente la storia: in occasione di un banchetto che si tenne nel 1308 in onore del papa Clemente V, vennero portati sulla tavola due alberi carichi di frutta: fichi, mele, uva, prodotti di pasticceria realizzati appunto con la pregiata pasta di mandorle.
Nonostante i monasteri rimangano i detentori originali delle vecchie dosi e preparativi, tuttavia i pasticceri siciliani hanno raggiunto un livello di maestria tale da rendere la loro produzione di qualità estremamente raffinata.
I fratelli Calcina, dolciari siracusani del secolo scorso, oltre a istruzioni sulle dosi e sulla preparazione della frutta Martorana, hanno lasciato alcune note anche sulla stessa colorazione della frutta: così si viene a sapere che per i mandarini occorrono -lavaggi di giallo chiaro poi il verdolino e dopo giallo cromo con il pennello asciutto giallo arancio-; mentre se volete realizzare dei fichi d’india -prima lavate con giallo chiaro e poi sfumate con verdolino nella corona e nel pizzo e poi sfumate leggermente con colore terra gialla bruciata e rosso brillante oppure quello che si adatta.